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5ème interview de Francesco SCHETTINO

parue le 16/11/2012 sur le quotidien Il Giornale

et elle n’est pas sous copyright

Traduction de Mézigue

Dovranno tutti chiedermi scusi
Ils devront tous me faire des excuses

«Salve, sono Francesco Schettino, quello della Concordia. Dovete starmi a sentire perché si è superato il limite…».

«Sul mio conto ormai leggo solo indecenti falsità. Ci sono prove, allegate all’inchiesta, che raccontano completamente un’altra storia e dimostrano come il sottoscritto non sia capitan codardo».

Non faccia la vittima, comandante…
«Non ci penso proprio anche perché le vere vittime sono altre. Ma non accetto più di essere massacrato con menzogne infamanti. E siccome hanno parlato tutti e in tanti hanno distorto la realtà, adesso parlerò io. Sto scrivendo un libro, e senza fare sconti a nessuno tirerò fuori ciò che non vogliono venga alla luce».

 

Di cosa parla?
«Le prove snobbate, le carte nascoste, le registrazioni integrali divulgate in modo volutamente parziale o capzioso come quella del “Torni a bordo, cazzo!”. Nessuno ha fatto caso che quel celebre file audio venne fatto uscire proprio in coincidenza con la decisione del gip sul mio arresto. Una decisione che, in ambienti giornalistici e giudiziari, si diceva potesse non essere così scontata come invece invocava l’opinione pubblica. Nonostante la gogna mediatica rischiavo di non essere arrestato poiché non potevo certo reiterare il reato con la nave incagliata al Giglio, oppure scappare all’estero senza documenti e inseguito dalle televisioni di tutto il mondo, o ancora inquinare prove che non potevo avere a disposizione. E qui, se mi permettete, andiamo a un’altra vittima di quella tragedia: il capitano Gregorio De Falco, l’eroe, quello della telefonata».

 

Comandante, ma che cosa sta dicendo? De Falco una vittima?
«È una vittima perché è finito in terribile gioco più grande di lui e ha provato a “giocare“ in modo non corretto. Infatti non essendo presente sul posto e, quindi, non avendo il polso della situazione, non è stato in grado di sfruttare a dovere gli unici “strumenti” che, in quel momento, aveva a disposizione: i miei occhi e la mia competenza. Ri-ascoltate quella telefonata: io cerco di rassicurarlo, e non si è mai visto un naufrago che prova a calmare il suo soccorritore tentando di fargli capire che cosa fare. Quella telefonata peraltro non ha cambiato di una virgola il corso degli eventi. Anzi, se devo dirla tutta, mi sembra assai sospetta».

 

Perché sospetta?
«Chi va per mare sa che le comunicazioni di emergenza sono registrate, non c’era alcun bisogno di rimarcarlo e scandirlo con quel tono minaccioso, quasi a imperitura memoria. Il tempo correva veloce, la gente rischiava la vita, io cercavo di fare il massimo. E quello che fa? Anziché coordinarsi con il comando generale della capitaneria di porto di Roma, col quale avevo in precedenza e senza alcuna difficoltà e animosità concordato le modalità di soccorso, minaccia di mandarmi in galera. Difatti De Falco esordisce dicendo che chiamerà il “procuratore cazzo” anteponendo così l’attività investigativa/giudiziaria a quella dei soccorsi. Chissà forse ha fatto questo perché De Falco è anche avvocato…».

 

 

Tensione comprensibile, in quel contesto…
«Ah sì? Ma voi lo sapete che questa telefonata arriva praticamente a cose fatte, finite, all’1.42 di notte, dopo che già c’erano stati ben 12 contatti, assolutamente tranquilli e propositivi con altri suoi colleghi, avvenuti tra le ore 22.14 e le 00.34 per la predisposizione dell’evacuazione della nave che alla fine ha permesso di salvare più di 4mila persone?».

 

Facile parlare per lei che, in quel momento, era all’asciutto su uno scoglio…
«Ma sì, facciamo ancora dell’ironia. Bisognerebbe capire com’è che ci sono finito su quello scoglio e perché non sono più stato in grado di avvicinarmi alla nave. La realtà era che a un certo punto ero riuscito a salire a bordo di gommoncino di soccorso di un traghetto che partecipava agli aiuti affinché mi trasportasse verso il lato emerso della Concordia. Se non sono riuscito a risalire è perché abbiamo iniziato a imbarcare acqua e così siamo stati costretti a tornare indietro, al porto, alle 3 di mattina».

 

Senta torniamo a De Falco, lei ha detto…
«(ci interrompe). Io dico che se finisco in un mare di guai è anche per la telefonata che l’ufficiale eroe fa al magistrato in cui ipotizza che io volessi rubare la scatola nera per sottrarla ai pm. Una accusa che farà il giro del mondo, e che successivamente, con una breve nota all’autorità giudiziaria lo stesso De Falco si rimangerà platealmente il giorno del mio interrogatorio ammettendo che, nella concitazione degli eventi, avrebbe fatto erroneamente intendere al procuratore che fossi stato sorpreso a prelevare il Vdr».

 

Resta però sempre da spiegare l’abbandono nave…
«Quando la Concordia ha iniziato a ribaltarsi sul lato destro, mi sono ritrovato con il pavimento ruotato di 90 gradi. Non potevamo più camminare, non c’erano più appigli e qualcuno meno agile di me è finito fuori bordo. Eppure, nonostante l’acqua avesse ormai allagato il ponte, ho continuato ad aiutare i passeggeri a salire sulle ultime scialuppe che facevano la spola, su mia indicazione, con la terraferma. Solo che l’esplosione dei finestroni dei ponti sottostanti e l’inondazione che n’è seguita hanno provocato il repentino ribaltamento della nave che si è trovata così a intrappolare una scialuppa con i bracci di ferro delle gru. Per di più, il guidatore, preso dal panico, era andato completamente nel pallone. A quel punto, in precario equilibrio, potevo scegliere di morire da stupido schiacciato dalla nave a venti metri dalla riva, oppure aggrapparmi alla lancia per prendere il posto del manovratore in preda al panico e tentare di mettere al sicuro decine e di persone. Ho scelto la seconda strada, e ho dato anche un cazzotto al guidatore della lancia che si era paralizzato dalla paura ed ho condotto in salvo tante persone. Ci sono decine di testimonianze che lo confermano».

È tutto quello che ha da dire?
«Tutto? Siamo solo all’inizio. C’è da parlare del vergognoso gossip pruriginoso che tanto ha interessato i media, delle manovre disperate per portare la nave a incagliarsi sugli scogli (lì c’è la prova della scatola nera, non si scappa), dei rapporti con i vertici della Costa, delle schede telefoniche comprate per concordare versioni a me sfavorevoli, degli inchini, del bluff delle ancore usate come freno. Presto tirerò fuori verità sconvolgenti. E allora chi mi avrà denigrato dovrà chiedere scusa non a me ma ai familiari delle vittime e alla opinione pubblica che è stata truffata con informazioni false e depistanti».

« Bonjour, je suis Francesco Schettino, celui de la Concordia. Vous devez commencer à m’écouter parce que les limites sont dépassées … ».

« Maintenant, je ne lis plus que des mensonges exagérés sur mon compte. Il existe des preuves, liées à l’enquête, qui racontent une toute autre histoire et montrent que le soussigné n’a pas été un capitaine lâche. »

Ne jouez pas les victimes, commandant …
«Non, je ne pense pas jouer les victimes, parce que les vraies victimes sont ailleurs. Mais je n’accepte plus d’être bombardé de mensonges éhontés. Et comme tout le monde a parlé et a pas mal déformé la vérité, maintenant c’est moi qui vais parler. Je suis en train d’écrire un livre, et je vais mettre au grand jour ce qu’on ne voulait pas qui se sache sans faire de cadeau à personne. « 

De quoi parlez-vous?
« Des preuves snobées, des cartes qu’on garde cachées, des enregistrements intégraux diffusés d’une façon volontairement partiale ou trompeuse comme celui du “ Revenez à bord, bordel ! ”. Personne n’a remarqué que ce fameux fichier audio a été mis en circulation juste au moment de la décision du juge d’instruction sur mon éventuelle incarcération. Une décision dont on disait dans les milieux journalistiques et juridiques qu’il n’était pas évident qu’elle allait être celle qu’a imposée l’opinion publique. Malgré le pilori médiatique il était du domaine du possible que je ne sois pas détenu parce que je ne pouvais évidemment pas répéter l’infraction avec le navire  échoué au Giglio, ou fuir à l’étranger sans papiers en étant pourchassé par toutes les télévisions du monde, ou encore truquer des preuves qui ne pourraient pas être à ma portée. Et là, si je puis me permettre, nous en arrivons à une autre victime de la tragédie : le Commandant  Gregorio De Falco, le héros, celui du coup de téléphone. »

Commandant, mais que dites-vous? De Falco une victime?
«Oui, c’est une victime parce qu’il s’est retrouvé dans un jeu  terrible plus grand que lui et il a essayé d’y jouer d’une façon incorrecte. En fait, en n’étant pas présent sur les lieux et, par conséquent, en ne se rendant pas compte de la situation, il n’a pas su utiliser les seuls instruments qu’il avait à sa disposition à ce moment-là : mes yeux et ma compétence professionnelle. Ré-écoutez ce coup de téléphone : j’essaie de le rassurer, et on n’a jamais vu un naufrage où il faille calmer son sauveteur en essayant de lui faire comprendre ce qu’il devait faire. Cet appel téléphonique, cependant, n’a pas changé d’un iota le cours des évènements. En fait, pour tout vous dire, il me semble très suspect. « 

Pourquoi suspect?
«Qui va en mer sait que les communications d’urgence sont enregistrées, il n’avait pas besoin de le rappeler et de le marteler avec ce ton menaçant, qui est devenu un souvenir impérissable. Le temps était très compté, les gens risquaient leur vie, je cherchais à faire le maximum de choses. Et qu’est-ce qu’il fait ? Au lieu de se caler sur le commandement général de la Capitainerie du port de Rome, avec lequel j’avais auparavant et sans aucune difficulté ni animosité convenus des modalités des secours, il menace de m’envoyer en prison. En fait, De Falco commence par dire qu’il va appeler le Procureur, bordel, en faisant ainsi passer les activités d’investigation et de justice avant celles de secours. Qui sait peut-être a-t-il fait ça parce que De Falco est aussi avocat … ».

Une tension compréhensible, dans ce contexte …
« Ah, oui ? Mais vous le savez que cet appel arrive quand tout est pratiquement fait, terminé, à 1 h 42 en pleine nuit, après qu’il y ait déjà eu 12 contacts au moins, tout à fait calmes et fructueux avec ses autres collègues, qui se sont déroulés entre 22:14 et 00:34 pour la préparation de l’évacuation du navire qui a finalement permis de sauver plus de quatre mille personnes ? « .

C’est facile de parler pour vous qui, à ce moment-là, étiez au sec sur un rocher …
« Mais oui, faisons encore de l’ironie. Vous devez comprendre comment je me suis retrouvé sur ce rocher, et pourquoi je n’ai plus pu approcher le navire. La réalité, c’est que, à un moment donné, j’ai réussi à monter à bord d’un canot de sauvetage pneumatique d’un des ferry qui ont pris part aux secours pour qu’il me transporte sur le côté émergé de la Concordia. Si je ne suis pas arrivé à remonter à bord, c’est parce que nous avions commencé à embarquer de l’eau et donc été contraints de retourner au port, à 3 heures du matin. « 

Mais, relisez De Falco, il a dit …
»(Le Commandant m’interrompt). Je dis que si ça s’est fini par un grand nombre de problèmes c’est aussi à cause du coup de téléphone que l’officier-héros a donné au magistrat en suggérant que j’allais voler la boite noire pour la soustraire à ses enquêteurs. Une accusation qui allait faire le tour du monde et sur laquelle le même De Falco persistera carrément le jour de mon interrogatoire dans une brève note aux autorités judiciaires qui a fait penser à tort au procureur par ce qu’elle sous entendait que j’avais été surpris en train de voler le VDR dans la confusion des évènements». « 

Il reste tout de même à expliquer l’abandon du navire …
«Quand la Concordia a commencé à se renverser sur le côté droit, je me suis retrouvé avec un sol qui avait tourné de 90 degrés. Nous ne pouvions plus marcher, il n’y avait plus aucun appui et quelqu’un de moins agile que moi serait passé par-dessus bord. Pourtant, bien que l’eau ait déjà inondé le pont, j’ai continué à aider les passagers à monter sur les derniers bateaux qui faisaient le va et vient sur mes instructions, avec la terre ferme. Seulement, l’explosion des fenêtre des ponts en-dessous et l’inondation qui en a suivi ont provoqué le basculement brusque du navire qui a piégé un bateau avec le bras de fer de la grue. En outre, le pilote a paniqué et est parti complètement à côté de ses pompes. À ce moment là, en équilibre précaire, je pouvais choisir de mourir comme un idiot écrasé par le navire à vingt mètres de la rive, ou m’accrocher au bateau pour prendre la place du conducteur en proie à la panique et essayer de porter en sécurité des dizaines de personnes. J’ai choisi la seconde solution, et j’ai donné un coup de poing au conducteur de la lance qui était paralysé par la peur et j’ai conduit de nombreuses personnes en sécurité. Il y a des dizaines de témoignages qui le confirment. « 

C’est tout ce que vous voulez dire?
« Tout ? Ce n’est qu’un début. Il faudra encore parler des honteuses rumeurs sulfureuses qui ont tant intéressé les médias, des manœuvres désespérées pour amener le navire à s’échouer sur les rochers (il y a la preuve sur la boite noire, il n’y a pas à sortir de là), des rapports que j’ai faits à mes supérieurs de chez Costa, des coups de téléphone où j’aurais payé pour que nous accordions nos versions en ma faveur, des inchini, de l’histoire des ancres utilisées comme des freins. Bientôt, je vais révéler des vérités frappantes. Alors, ceux qui m’ont accusé devront faire des excuses, non à moi, mais aux familles des victimes et au public qui a été trompé par des informations fausses et déroutantes. »

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Que vous le vouliez ou non, la Costa Concordia est un magnifique objet technique

et elle a des dimensions qui ne sont pas à l’échelle humaine.


La voici, avec tous ses ponts, ceux qui sont accessibles aux passagers portent le nom des pays dont ils viennent. Vous voyez la hauteur d’un pont et celle du bateau ?

En dessous de la ligne de flottaison, ceux qui ne sont pas aménagés pour leur plaisir et leurs distractions de croisière mais sont indispensables pour que la croisière ait lieu : les œuvres vives du bateau, son cœur, ses bras et ses jambes, les lieux de travail et les lieux de repos de ceux qui ont la main dans le cambouis.

Le cerveau de la Concordia est situé sur le pont 8, en hauteur, il est fusionné avec celui de Francesco SCHETTINO, qu’il soit physiquement présent ou pas, accaparé de fait par les innombrables tâches d’animation requises pour un bon déroulement de la croisière, dont la présence personnelle est exigée par ceux qui ont payé.

Dans la partie émergée d’ailleurs, il n’y a pas que des chambres et des restaurants. Il y a un théâtre dont la machinerie est digne de l’Opéra Garnier, un simulateur de conduite bien plus perfectionné que celui qui sert à apprendre à conduire pour le permis (vous êtes au volant d’une Formule 1) un jacusi plein d’électronique aussi et je ne parle pas des piscines !

Eh bien dans la partie fonctionnement proprement dit du navire, il y a aussi de l’électronique, de l’informatique, de la technique.

 

Alors, arriver à suivre demande de petits efforts

dont le premier aurait été de se rendre sur place, dans le théâtre de GROSSETO, spécialement aménagé pour que les auditeurs aient une vision parfaite des documents de travail des experts pour ceux qui en avaient la possibilité

d’écouter ce que vont dire ceux qui savent, en théorie et en pratique

et ensuite de poser des questions pertinentes pour pouvoir comprendre ce qui s’est passé et pouvoir faire des suggestions valables pour faire en sorte que « ça ne soit pas arrivé » dans un futur le plus long possible.

 

« Les expertises les plus techniques ne pourront rentrer dans la tête d’un homme. « 

C’est sûr que si on n’essaie même pas …

… seulement alors, on la ferme.

Et là, c’est le professeur de Sciences Physiques qui parle.

Madame le Juge, Monsieur le Procureur, la Cour et tous les avocats ont besoin de l’avis de nombreux experts, chacun dans sa partie, dont le Commandant SCHETTINO lui-même, qui fait la moitié du chemin, pour arriver à connaître la vérité sur ce qui s’est passé la nuit du 13 janvier 2012,

Il n’y a vraiment aucune honte, pour un souriceau terrien, à devoir très certainement revoir sa copie et repartir de zéro dans une semaine sur de nouvelles bases pour faire, lui aussi, sa moitié de chemin vers cette vérité complexe du monde implacable et merveilleux de la Mer.

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Il y avait le Commandant K1 sur la passerelle

mais qui a dit quoi exactement ? le souriceau n’entends pas suffisamment bien pour avancer quoi que ce soit sur ce point précis.

Arrêt du pilote automatique, on conduit nous-mêmes

A priori, ce doit être le Commandant K2 AMBROSIO qui a prononcé cette phrase.

On se maintient à une distance de la côte de 0,5 milles nautiques minimum.

Là, la speakerine dit que le Commandant prend la main.

Ce bateau n’a jamais été la Concordia que vous verrez un peu plus loin et qui est représentée par un symbole différent.

Vous voyez au-dessus le promontoire de l’Argentario, et sur le bord inférieur de la vidéo, l’île de Giannutri. Il faut avoir dépassé les deux pour ensuite tourner vers la gauche en direction de l’ile du Giglio. Le câble souterrain (l’ondulation violette) est à peu de choses près la route directe Civitavecchia-Savone dans cette portion-là du trajet.

JE PRENDS LA MAIN !

Le Commandant (à priori) vient de se rendre compte qu’il va droit vers des écueils.

Soit dit entre parenthèses, ça se passait de nuit et la photo ci-dessus vient des pages de soutien de Facebook. Le Commandant SCHETTINO n’avait pas ses lunettes de repos (qui ont tant fait parler d’elles à une certaine époque) mais ses jumelles à infra-rouge, comme les sentinelles de nos jours. Il tenait le poste de vigie et surveillait l’horizon, comme le marin de service dans le nid de pie des bateaux de la marine à voile de nos souvenirs.

Cette vue-là est placée au bon moment, vous constatez que la Concordia est représentée différemment que le bateau de tout à l’heure.

L’accident lui-même, les chocs vont avoir lieu.

Fermer les portes étanches de la poupe !

(on vient de cogner au niveau de la poupe).

FERMER LES PORTES ÉTANCHES DE POUPE !

Là, le Commandant ne dit rien, mais grâce aux travaux des spécialistes qui ont éclairci la vidéo enregistrée, on le reconnait bien.

Black-out !

Plus d’électricité.

MAIS OÙ AVONS-NOUS TOUCHÉ ?

Toujours dans la nuit, la passerelle est éclairée par les feux rouges que nous avons déjà vus et qui sont branchés sur, je dirai « le groupe électrogène », le ou les générateur(s) de secours.

Et c’est maintenant qu’on vous montre les jumelles, dans leur usage de jour d’ailleurs (juste une fonction à activer la nuit si mes souvenirs sont bons). L’engin est assez cher.

Un rocher ! c’était un rocher à fleur d’eau !

Et on revient alors à l’un des nombreux bidouillages qui ont circulé au sujet de cette affaire :

il me semblait que l’accident avait eu lieu le 13/01/12 ?

On voit le Commandant K1 qui regarde directement devant, il n’y a plus rien à voir de toute façon, les écueils tant bien que mal ont presque été évités de justesse. Par contre, il faut communiquer avec tous les intervenants extérieurs, ceux qui donnent les ordres (seul maître après Dieu ? foutaise !) et ceux qui vont coopérer entre eux et avec lui pour que les secours soient le plus rapidement possible sur les lieux.

Alors

1°/ je pense au Joola qui a attendu les secours toute une nuit dans une position autrement plus critique que la Concordia

2°/ il a fait ça comme vous et moi, avec le téléphone portable qu’il a déjà en main sur la photo.

IL Y A 2 COMPARTIMENTS NOYÉS.

Non, nous ne coulons pas,… nous ne coulons pas.

2 compartiments, c’est bon, le bateau est son propre canot de sauvetage, géant comme lui.

Photo-souvenir encore d’une séance de photos avec les passagers, devant l’écran bleu à cela consacré et pendant laquelle, quelques années auparavant, IL N’AVAIT PAS PU MATÉRIELLEMENT ÊTRE SUR LA PASSERELLE EN MÊME TEMPS.

Comme tout à l’heure quand il avait quittée pour venir accueillir en personne les passagers montés à Civitavecchia.

Et manger un morceau avant le passage délicat.

Je vais faire jeter l’ancre, mais pas tout de suite, il faut encore attendre un petit moment.

On arrive là, ensuite il faudra appeler pour un remorqueur et c’est bon.

Heu … il fait toujours nuit, n’est-ce pas.

Oui, je le sais.

Hé, je le sais, je le sais que c’est de ma faute.

Quoi exactement, moi je ne le sais toujours pas.

Vous allez voir mettre à l’eau ce canot de sauvetage alors que la grue au-dessus est pas mal inclinée par rapport à l’horizontale, et elle est parallèle au plancher !

Nous déclarons l’abandon ?

Attends un peu, je voudrais savoir quelque chose.

Il y a une interruption dans l’enregistrement, le Commandant a posé des questions techniques pour savoir si le bateau allait rester stable dans sa position inclinée ou chavirer.

MAINTENANT. Vous jetez l’ancre s’il vous plait.

Allez, on évacue à droite

(du côté du Giglio, celui qui est enfoncé dans l’eau).

Alors, on le donne, cet abandon du navire ?

?

On donne l’abandon du navire, allez, fais là, l’annonce.

Abandon du navire !

Vous remarquez toujours le Commandant SCHETTINO, éclairé par les lumières résiduelles bleues.

Ici, vous le verrez mieux, entre deux sous-titres.

Non, à la place de « Abandon du navire », tu dis plutôt « Nous allons amener les passagers à terre ».

À TERRE !

 

Vous pouvez visionner la vidéo sur le site où elle a été publiée:

http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=media&media=26490

Elle est présentée comme un enregistrement complet du contenu de la boite noire et c’est matériellement impossible, ça n’a pas duré que 1 minute et 40 secondes.

C’est un montage centré sur le Commandant SCHETTINO, le Commandant qui commande la Costa Concordia, mais vous apercevez avec lui quelques-uns de la dizaine d’Officiers qui sont restés présents à ses côtés jusqu’au bout de ce qui devait être fait depuis la passerelle.

Je rappelle que les Officiers qu’on ne voit pas étaient mobilisés aussi.

Je rappelle enfin que l’équipage, ceux qu’on n’a « pas vus », les marins (évidement, si on s’attendait à des personnes avec un béret blanc et un pompon rouge à toucher pour la chance, c’était raté), les marins donc, ce sont le personnel navigant, les serveurs, le personnel hôtelier et d’animation, tous ceux qui avaient un gilet de sauvetage jaune et qui sont présents sur toutes les vidéos d’amateurs que les passagers ont tournées dans l’urgence et la peur.

Des questions restent posées auxquelles je ne saurais pas répondre, mais nous en saurons un peu plus ce lundi. En effet à Grosseto la seconde audience préliminaire s’ouvrira par les réponses des experts aux questions qui leur ont été officiellement posées par les magistrats.

Le Commandant SCHETTINO sera présent (ainsi que le Commandant AMBROSIO et les personnes inculpées de la société COSTA) et pourra expliquer par la voix de son avocat certains points qui échappent aux souriceaux terriens dans mon genre.

C’est la première fois au monde que ce sera possible et en cela, les survivants de la Concordia ont beaucoup de chance.

Ils vont savoir pourquoi la Concordia était trop près de la côte malgré les instructions de son K1, reprises ici par son K2 de quart.

Comme les deux épaves jadis découvertes par des plongeurs sur lesquelles elle est venue se coucher à jamais. Comme toutes celles qui dorment par le fonds de l’ile du Giglio, la plus belle de l’archipel Toscan.

N’est-ce pas là qu’Ulysse avait perdu jadis 11 de ses 12 vaisseaux juste avant de rencontrer la Magicienne Circé sur l’ile d’Aéa ?

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Il y a dix ans ! je n’arrive pas à y croire !

Elle s’était retournée complètement aussi !

Il y a dix ans j’étais encore devant le tableau noir et j’enseignais, entre autres, la Mécanique des terriens lorsque la JOOLA a sombré loin d’ici et pourtant presque en France.

C’est la lecture du journal qui m’a appris qu’avait eu lieu récemment au Sénégal une commémoration du naufrage du Joola.

Pour bien comprendre l’ampleur de ce drame, il convient de faire d’abord un tout petit peu de géographie : le SÉNÉGAL est pratiquement coupé en deux par un petit pays tout en longueur, la GUINÉE qui suit le seul grand fleuve. Sa partie inférieure, la CASAMANCE, ne peut écouler ses productions qu’à DAKAR, la capitale, située de l’autre côté de l’embouchure dudit fleuve. Le trajet entre les deux ne peut se faire que par bateau.

Voici le récit de la catastrophe qui s’est produite avec un fond de 23 m sur le site KASSOUMAY .

Quelques images d’époque (âmes sensibles s’abstenir)


C’est une présentation, un extrait du film « L’ancre du souvenir » qui est ou va sortir en France.

Le témoignage d’un des quelques survivants

En quelques mots :

un bateau hors d’état de prendre la mer et qui l’a prise quand même

avec une radio HORS D’USAGE,

dont AUCUNE fusée de détresse n’est partie,

avec des radeaux gonflables dont UN SEUL a pu être descendu,

ne parlons pas de chaloupes, il n’y en avait pas,

surchargé d’une façon hallucinante

en matériels

en passagers

il s’est mis à pleuvoir

pour se protéger, les passagers sont tous allés du côté abrité

et le bateau s’est incliné de ce côté-là

tout simplement

à partir du moment où le seuil de gîte a été dépassé,

ça s’est joué en secondes, pas en minutes,

le fait de se retrouver la quille en l’air

il a eu des poches d’air ça et là,

qui n’ont fait que retarder la noyade des gens qui se trouvaient à proximité,

de dehors on a entendu longtemps taper sur les parois les gens qui étaient dessous,

piégés vivants

puis la panique engendrée par l’instinct de survie,

en créant des remous a dissout ces poches en millions de bulles minuscules,

c’était fini.

à bord ils étaient plus de 2000 sur un bateau fait pour en porter 500

Seuls ceux qui étaient sur le pont avaient une chance de survivre,

ils étaient nombreux sur le pont, mais ils ne savaient pas nager :

c’étaient des agriculteurs

qui allaient vendre leur production à DAKAR

c’étaient 400 étudiants et lycéens

toute la jeunesse étudiante de la Casamance,

c’était la rentrée scolaire

et au SÉNÉGAL, les études, on veut en faire

quitte à aller en internat

loin de la famille

pour le temps qu’il faudra

Amadou, le meilleur élève du BEP Électronique à PMF, si tu me lis, un grrros bisou.

Ça fait une génération décimée pour toute une région

car ce sont surtout des jeunes qui ont trouvé la mort cette nuit là

il y a eu 6 jeunes sur 64 rescapés en tout

les survivant

tous des passagers, ont attendu toute la nuit

sur la quille ou dans le seul radeau gonflable qui avait pu être ouvert

dans la nuit qui est particulièrement noire au Sénégal

devant les pêcheurs qui étaient accourus

avec l’horreur d’entendre les bruits s’affaiblir dans la quille

attendu toute la nuit

que l’armée donne la permission aux pêcheurs

de s’approcher pour les secourir.

seulement,

il n’y avait pas de radio en état de marche dans la JOOLA

son Commandant n’avait pas pu appeler au secours

la permission n’est arrivée que le lendemain matin

Il y avait bien longtemps qu’on n’entendait plus rien

du frère,

de la compagne,

des autres,

rien.

Les survivants se sont regroupés en associations, laissons leur la parole, cette vidéo date de l’an dernier :


Pour ceux qui voudraient se rapprocher des survivants français :

Blog français tenu par Alain DEVALPO :  Souvenons-nous du JOOLA et sa page Facebook

Il existe d’autres blogs qui parlent du JOOLA, ainsi qu’une association qui regroupe tout le monde et qui se bat pour savoir

POURQUOI cela a été possible,

et

COMMENT c’est déjà arrivé,

il y a juste dix ans cette année.

L’affaire est close sur place, seule l’Association des Familles des Victimes du Naufrage porte l’espoir des familles d’obtenir des réponses à leurs questions. Leur combat, à eux qui se battent depuis dix longues années, est pour la vérité et la justice.

Les corps et les affaires personnelles, vous l’avez vu, sont toujours dans la JOOLA, le renflouement est toujours repoussé, le deuil ne peut pas se faire parce que les passagers sont tous des terriens et que pour eux, je cite « la mer n’est pas un cimetière ».

S’ils avaient été écoutés, est-ce que la Concordia aurait eu, elle aussi, un accident cette année ? Compte tenu de tout ce qui est en train de paraitre en ce moment dans la presse italienne, il est fort probable que non.

En cherchant pour le relire le rapport de l’Amiral Yves LAGAGNE sur l’accident de la Costa Concordia (dont je devais finalement trouver un résumé (en anglais) ici) je suis tombée sur ce rappel :

Les accidents maritimes graves évités sont légions. Alors Secrétaire Général de l’Organisation Maritime Internationale, monsieur William O’Neill, posait remarquablement bien le problème dans un discours qu’il prononçait le 15 mai 2000. Evoquant une douzaine d’accidents évités relativement récents de navires à passagers, il concluait :

« nous ne pouvons pas compter indéfiniment sur la chance ! ».

Cela a été dit le 15 mai 2000 !

après le naufrage du TITANIC il y a 100 ans !

en 2002, la JOOLA qui se retourne

maintenant, en 2012 la CONCORDIA

qui a pu être échouée avant

Il faudrait peut-être penser à régler la question avant 2022

non ?

c’est juste l’avis du souriceau de bord de la Costa Concordia qui ne comprend pas bien

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Je vais vous dire un secret, c’est vraiment arrivé :

en 2008, un bateau géant s’est complètement retourné.

Journalistes, passagers, lecteurs, téléspectateurs, nous avons tous la mémoire sélective.

Et courte : 4 ans, ce n’est pas si vieux.

Le voilà, un peu dans la même position que notre Costa Concordia par rapport à la côte, c’est-à-dire pas très loin. Seulement lui, aucun rebord rocheux du fond ne l’a empêché de se retourner complètement.

Alors voilà comment il était juste après que le typhon qui l’a pris juste dans son œil se soit calmé :

Voilà ce que les sauveteurs, Garde Côtière comprise, ont trouvé quand ils ont pu s’approcher, à partir d’un jour plus tard seulement :

Vous pouvez constater par rapport à eux la taille du mastodonte complètement retourné et immergé.

Lui, le voilà, je manque à tous mes devoirs, je ne vous l’avais pas présenté :

Pour lui, pour pratiquement tous ceux qui étaient à bord, tout a été fini en 1 petite heure.

Petite si on veut. Ils ont tout vécu : le retournement après avoir été secoués comme des pruniers par les vagues, l’asphyxie, la noyade, l’empoisonnement par des gaz toxiques qui se sont dégagés. Tout a dû être d’autant plus long du fait qu’il y avait moins de baies vitrées, l’horreur, la complète, la totale a duré d’autant plus longtemps. Presque tous ceux qui sont arrivés à sortir avant ont été jetés à l’eau, roulés, brisés, noyés par les éléments déchainés sous la pluie torrentielle dans un vacarme déjà d’enfer.

Il s’appelait le MV Princess of the Stars et c’était un ferry. Il avait 862 personnes à son bord, personnel navigant (111) et passagers (751) confondus, m’en voudrez-vous vraiment beaucoup si je les mets tous sur le même plan à l’heure de leur mort ?

Son Commandant qui commande était le Capitaine Florencio MARIMON, il n’est pas revenu. Pour raconter ensuite, il n’est resté que 34 rescapés, tous des passagers. On n’a pas pu et de loin rendre tous les corps aux familles. On en retrouve encore (âmes sensibles, abstenez- vous – c’est pour la photo que je vous donne le lien) http://www.gmanetwork.com/news/story/262755/news/regions/4-years-after-princess-of-the-stars-tragedy-more-possible-remains-found

Et voilà le plus dur, découvrir ce schéma que je n’ai pas le cœur de rendre plus net m’a personnellement coupé la respiration :

Voilà la situation de la Concordia encore actuellement :

En gris le fond qui retient la Concordia de glisser.

Une suite de petits laxismes de toutes parts a fini par déborder, il a fini par y en avoir un de trop, la goutte d’eau salée qui a fait déborder la Méditerranée et le bon sens général à ce qu’on dirait. Elle nous a sorti de notre petit confort moral de début du XXIème siècle. Crise ou pas crise, erreurs ou pas erreurs et de toute façon, je ne suis pas qualifiée pour réaliser seulement ce genre de choses,

je constate que,

encadrée par le Commandant SCHETTINO qui a su rester lucide dans une situation extrêmement préoccupante comme nous le révèlent chaque jour davantage les fuites autorisées par les magistrats italiens à la presse de leur pays, l’équipe d’Officiers et l’équipage de la Costa Concordia a réussi à éviter le même sort aux quelque 3000 passagers survivants du 13 janvier 2012

et je sais,

nous savons tous, qu’ils le savent car le rapport d’expertise complet est communiqué aux parties prenantes, comme tous les autres documents d’ailleurs après traduction dans les quatre principales langues européennes dont le français par ordre des magistrats chargés de l’affaire là bas, à GROSSETO.

Alors ne pas lui dire déjà un gros « Merci », un vrai, du fond du cœur pour ce qu’il a déjà fait. Un gros « Pardon », on a eu tellement peur qu’on ne s’est pas rendu compte que vous étiez là, en train de vous battre pour nous, on ne s’est pas rendu compte que la suite allait se dérouler comme elle s’est déroulée en répondant à chaud aux micros tendus.

Ce ne serait pas tout à fait honnête, ce n’est pas ce que nos parents, nos professeurs nous ont appris pour que nous vivions dignement notre vraie vie.

Et ne pas profiter du fait que le Commandant SCHETTINO est vivant et bien vivant, a eu « les sensations » in vivo, in live, qu’il a les connaissances nécessaires et suffisantes bien dans sa tête pour élaborer une remédiation

pour lui demander de participer le tout premier

aux travaux sur l’amélioration de la sécurité des bateaux de croisière

qui ont déjà commencé,

ce serait surréaliste.

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