5ème interview de Francesco SCHETTINO

parue le 16/11/2012 sur le quotidien Il Giornale

et elle n’est pas sous copyright

Traduction de Mézigue

Dovranno tutti chiedermi scusi
Ils devront tous me faire des excuses

«Salve, sono Francesco Schettino, quello della Concordia. Dovete starmi a sentire perché si è superato il limite…».

«Sul mio conto ormai leggo solo indecenti falsità. Ci sono prove, allegate all’inchiesta, che raccontano completamente un’altra storia e dimostrano come il sottoscritto non sia capitan codardo».

Non faccia la vittima, comandante…
«Non ci penso proprio anche perché le vere vittime sono altre. Ma non accetto più di essere massacrato con menzogne infamanti. E siccome hanno parlato tutti e in tanti hanno distorto la realtà, adesso parlerò io. Sto scrivendo un libro, e senza fare sconti a nessuno tirerò fuori ciò che non vogliono venga alla luce».

 

Di cosa parla?
«Le prove snobbate, le carte nascoste, le registrazioni integrali divulgate in modo volutamente parziale o capzioso come quella del “Torni a bordo, cazzo!”. Nessuno ha fatto caso che quel celebre file audio venne fatto uscire proprio in coincidenza con la decisione del gip sul mio arresto. Una decisione che, in ambienti giornalistici e giudiziari, si diceva potesse non essere così scontata come invece invocava l’opinione pubblica. Nonostante la gogna mediatica rischiavo di non essere arrestato poiché non potevo certo reiterare il reato con la nave incagliata al Giglio, oppure scappare all’estero senza documenti e inseguito dalle televisioni di tutto il mondo, o ancora inquinare prove che non potevo avere a disposizione. E qui, se mi permettete, andiamo a un’altra vittima di quella tragedia: il capitano Gregorio De Falco, l’eroe, quello della telefonata».

 

Comandante, ma che cosa sta dicendo? De Falco una vittima?
«È una vittima perché è finito in terribile gioco più grande di lui e ha provato a “giocare“ in modo non corretto. Infatti non essendo presente sul posto e, quindi, non avendo il polso della situazione, non è stato in grado di sfruttare a dovere gli unici “strumenti” che, in quel momento, aveva a disposizione: i miei occhi e la mia competenza. Ri-ascoltate quella telefonata: io cerco di rassicurarlo, e non si è mai visto un naufrago che prova a calmare il suo soccorritore tentando di fargli capire che cosa fare. Quella telefonata peraltro non ha cambiato di una virgola il corso degli eventi. Anzi, se devo dirla tutta, mi sembra assai sospetta».

 

Perché sospetta?
«Chi va per mare sa che le comunicazioni di emergenza sono registrate, non c’era alcun bisogno di rimarcarlo e scandirlo con quel tono minaccioso, quasi a imperitura memoria. Il tempo correva veloce, la gente rischiava la vita, io cercavo di fare il massimo. E quello che fa? Anziché coordinarsi con il comando generale della capitaneria di porto di Roma, col quale avevo in precedenza e senza alcuna difficoltà e animosità concordato le modalità di soccorso, minaccia di mandarmi in galera. Difatti De Falco esordisce dicendo che chiamerà il “procuratore cazzo” anteponendo così l’attività investigativa/giudiziaria a quella dei soccorsi. Chissà forse ha fatto questo perché De Falco è anche avvocato…».

 

 

Tensione comprensibile, in quel contesto…
«Ah sì? Ma voi lo sapete che questa telefonata arriva praticamente a cose fatte, finite, all’1.42 di notte, dopo che già c’erano stati ben 12 contatti, assolutamente tranquilli e propositivi con altri suoi colleghi, avvenuti tra le ore 22.14 e le 00.34 per la predisposizione dell’evacuazione della nave che alla fine ha permesso di salvare più di 4mila persone?».

 

Facile parlare per lei che, in quel momento, era all’asciutto su uno scoglio…
«Ma sì, facciamo ancora dell’ironia. Bisognerebbe capire com’è che ci sono finito su quello scoglio e perché non sono più stato in grado di avvicinarmi alla nave. La realtà era che a un certo punto ero riuscito a salire a bordo di gommoncino di soccorso di un traghetto che partecipava agli aiuti affinché mi trasportasse verso il lato emerso della Concordia. Se non sono riuscito a risalire è perché abbiamo iniziato a imbarcare acqua e così siamo stati costretti a tornare indietro, al porto, alle 3 di mattina».

 

Senta torniamo a De Falco, lei ha detto…
«(ci interrompe). Io dico che se finisco in un mare di guai è anche per la telefonata che l’ufficiale eroe fa al magistrato in cui ipotizza che io volessi rubare la scatola nera per sottrarla ai pm. Una accusa che farà il giro del mondo, e che successivamente, con una breve nota all’autorità giudiziaria lo stesso De Falco si rimangerà platealmente il giorno del mio interrogatorio ammettendo che, nella concitazione degli eventi, avrebbe fatto erroneamente intendere al procuratore che fossi stato sorpreso a prelevare il Vdr».

 

Resta però sempre da spiegare l’abbandono nave…
«Quando la Concordia ha iniziato a ribaltarsi sul lato destro, mi sono ritrovato con il pavimento ruotato di 90 gradi. Non potevamo più camminare, non c’erano più appigli e qualcuno meno agile di me è finito fuori bordo. Eppure, nonostante l’acqua avesse ormai allagato il ponte, ho continuato ad aiutare i passeggeri a salire sulle ultime scialuppe che facevano la spola, su mia indicazione, con la terraferma. Solo che l’esplosione dei finestroni dei ponti sottostanti e l’inondazione che n’è seguita hanno provocato il repentino ribaltamento della nave che si è trovata così a intrappolare una scialuppa con i bracci di ferro delle gru. Per di più, il guidatore, preso dal panico, era andato completamente nel pallone. A quel punto, in precario equilibrio, potevo scegliere di morire da stupido schiacciato dalla nave a venti metri dalla riva, oppure aggrapparmi alla lancia per prendere il posto del manovratore in preda al panico e tentare di mettere al sicuro decine e di persone. Ho scelto la seconda strada, e ho dato anche un cazzotto al guidatore della lancia che si era paralizzato dalla paura ed ho condotto in salvo tante persone. Ci sono decine di testimonianze che lo confermano».

È tutto quello che ha da dire?
«Tutto? Siamo solo all’inizio. C’è da parlare del vergognoso gossip pruriginoso che tanto ha interessato i media, delle manovre disperate per portare la nave a incagliarsi sugli scogli (lì c’è la prova della scatola nera, non si scappa), dei rapporti con i vertici della Costa, delle schede telefoniche comprate per concordare versioni a me sfavorevoli, degli inchini, del bluff delle ancore usate come freno. Presto tirerò fuori verità sconvolgenti. E allora chi mi avrà denigrato dovrà chiedere scusa non a me ma ai familiari delle vittime e alla opinione pubblica che è stata truffata con informazioni false e depistanti».

« Bonjour, je suis Francesco Schettino, celui de la Concordia. Vous devez commencer à m’écouter parce que les limites sont dépassées … ».

« Maintenant, je ne lis plus que des mensonges exagérés sur mon compte. Il existe des preuves, liées à l’enquête, qui racontent une toute autre histoire et montrent que le soussigné n’a pas été un capitaine lâche. »

Ne jouez pas les victimes, commandant …
«Non, je ne pense pas jouer les victimes, parce que les vraies victimes sont ailleurs. Mais je n’accepte plus d’être bombardé de mensonges éhontés. Et comme tout le monde a parlé et a pas mal déformé la vérité, maintenant c’est moi qui vais parler. Je suis en train d’écrire un livre, et je vais mettre au grand jour ce qu’on ne voulait pas qui se sache sans faire de cadeau à personne. « 

De quoi parlez-vous?
« Des preuves snobées, des cartes qu’on garde cachées, des enregistrements intégraux diffusés d’une façon volontairement partiale ou trompeuse comme celui du “ Revenez à bord, bordel ! ”. Personne n’a remarqué que ce fameux fichier audio a été mis en circulation juste au moment de la décision du juge d’instruction sur mon éventuelle incarcération. Une décision dont on disait dans les milieux journalistiques et juridiques qu’il n’était pas évident qu’elle allait être celle qu’a imposée l’opinion publique. Malgré le pilori médiatique il était du domaine du possible que je ne sois pas détenu parce que je ne pouvais évidemment pas répéter l’infraction avec le navire  échoué au Giglio, ou fuir à l’étranger sans papiers en étant pourchassé par toutes les télévisions du monde, ou encore truquer des preuves qui ne pourraient pas être à ma portée. Et là, si je puis me permettre, nous en arrivons à une autre victime de la tragédie : le Commandant  Gregorio De Falco, le héros, celui du coup de téléphone. »

Commandant, mais que dites-vous? De Falco une victime?
«Oui, c’est une victime parce qu’il s’est retrouvé dans un jeu  terrible plus grand que lui et il a essayé d’y jouer d’une façon incorrecte. En fait, en n’étant pas présent sur les lieux et, par conséquent, en ne se rendant pas compte de la situation, il n’a pas su utiliser les seuls instruments qu’il avait à sa disposition à ce moment-là : mes yeux et ma compétence professionnelle. Ré-écoutez ce coup de téléphone : j’essaie de le rassurer, et on n’a jamais vu un naufrage où il faille calmer son sauveteur en essayant de lui faire comprendre ce qu’il devait faire. Cet appel téléphonique, cependant, n’a pas changé d’un iota le cours des évènements. En fait, pour tout vous dire, il me semble très suspect. « 

Pourquoi suspect?
«Qui va en mer sait que les communications d’urgence sont enregistrées, il n’avait pas besoin de le rappeler et de le marteler avec ce ton menaçant, qui est devenu un souvenir impérissable. Le temps était très compté, les gens risquaient leur vie, je cherchais à faire le maximum de choses. Et qu’est-ce qu’il fait ? Au lieu de se caler sur le commandement général de la Capitainerie du port de Rome, avec lequel j’avais auparavant et sans aucune difficulté ni animosité convenus des modalités des secours, il menace de m’envoyer en prison. En fait, De Falco commence par dire qu’il va appeler le Procureur, bordel, en faisant ainsi passer les activités d’investigation et de justice avant celles de secours. Qui sait peut-être a-t-il fait ça parce que De Falco est aussi avocat … ».

Une tension compréhensible, dans ce contexte …
« Ah, oui ? Mais vous le savez que cet appel arrive quand tout est pratiquement fait, terminé, à 1 h 42 en pleine nuit, après qu’il y ait déjà eu 12 contacts au moins, tout à fait calmes et fructueux avec ses autres collègues, qui se sont déroulés entre 22:14 et 00:34 pour la préparation de l’évacuation du navire qui a finalement permis de sauver plus de quatre mille personnes ? « .

C’est facile de parler pour vous qui, à ce moment-là, étiez au sec sur un rocher …
« Mais oui, faisons encore de l’ironie. Vous devez comprendre comment je me suis retrouvé sur ce rocher, et pourquoi je n’ai plus pu approcher le navire. La réalité, c’est que, à un moment donné, j’ai réussi à monter à bord d’un canot de sauvetage pneumatique d’un des ferry qui ont pris part aux secours pour qu’il me transporte sur le côté émergé de la Concordia. Si je ne suis pas arrivé à remonter à bord, c’est parce que nous avions commencé à embarquer de l’eau et donc été contraints de retourner au port, à 3 heures du matin. « 

Mais, relisez De Falco, il a dit …
»(Le Commandant m’interrompt). Je dis que si ça s’est fini par un grand nombre de problèmes c’est aussi à cause du coup de téléphone que l’officier-héros a donné au magistrat en suggérant que j’allais voler la boite noire pour la soustraire à ses enquêteurs. Une accusation qui allait faire le tour du monde et sur laquelle le même De Falco persistera carrément le jour de mon interrogatoire dans une brève note aux autorités judiciaires qui a fait penser à tort au procureur par ce qu’elle sous entendait que j’avais été surpris en train de voler le VDR dans la confusion des évènements». « 

Il reste tout de même à expliquer l’abandon du navire …
«Quand la Concordia a commencé à se renverser sur le côté droit, je me suis retrouvé avec un sol qui avait tourné de 90 degrés. Nous ne pouvions plus marcher, il n’y avait plus aucun appui et quelqu’un de moins agile que moi serait passé par-dessus bord. Pourtant, bien que l’eau ait déjà inondé le pont, j’ai continué à aider les passagers à monter sur les derniers bateaux qui faisaient le va et vient sur mes instructions, avec la terre ferme. Seulement, l’explosion des fenêtre des ponts en-dessous et l’inondation qui en a suivi ont provoqué le basculement brusque du navire qui a piégé un bateau avec le bras de fer de la grue. En outre, le pilote a paniqué et est parti complètement à côté de ses pompes. À ce moment là, en équilibre précaire, je pouvais choisir de mourir comme un idiot écrasé par le navire à vingt mètres de la rive, ou m’accrocher au bateau pour prendre la place du conducteur en proie à la panique et essayer de porter en sécurité des dizaines de personnes. J’ai choisi la seconde solution, et j’ai donné un coup de poing au conducteur de la lance qui était paralysé par la peur et j’ai conduit de nombreuses personnes en sécurité. Il y a des dizaines de témoignages qui le confirment. « 

C’est tout ce que vous voulez dire?
« Tout ? Ce n’est qu’un début. Il faudra encore parler des honteuses rumeurs sulfureuses qui ont tant intéressé les médias, des manœuvres désespérées pour amener le navire à s’échouer sur les rochers (il y a la preuve sur la boite noire, il n’y a pas à sortir de là), des rapports que j’ai faits à mes supérieurs de chez Costa, des coups de téléphone où j’aurais payé pour que nous accordions nos versions en ma faveur, des inchini, de l’histoire des ancres utilisées comme des freins. Bientôt, je vais révéler des vérités frappantes. Alors, ceux qui m’ont accusé devront faire des excuses, non à moi, mais aux familles des victimes et au public qui a été trompé par des informations fausses et déroutantes. »

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  1. #2 par http://mouetterose.wordpress.com/ le 19 novembre 2012 - 17 h 25 min

    merci pour la traduction ! Bises

    • #3 par Monique-Mauve le 20 novembre 2012 - 16 h 13 min

      Bises Fr@ne. Je commence à bien comprendre l’italien.

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